Multi Collezionismo Videoludico: Retail e Digital, valore equiparabile?

AnérCasval

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Quando si è collezionisti, capita delle volte di sedersi, guardare i giochi collezionati nell'arco della propria vita, e mettersi a sfogliare i manuali o semplicemente riportare alla luce vari ricordi.
Oggi che siamo nell'era del retail e del digital, ci si trova dinnanzi una serie di quesiti. Entrambi i formati, nella maggioranza dei casi vantano medesime edizioni e prezzi, mentre in altri la versione digital ha un rapporto di prezzo, assai più conveniente.
Quando però parliamo di collezionismo, se da un lato abbiamo la collector's con gadget in formato retail e dell'altra una versione digitale senza aggiunte fisiche, si può parlare di eguaglianza dei valori? Qualcuno potrebbe dirmi, che ho fatto la scoperta dell'acqua calda, visto che la differenza tra le due varianti è la fisicità o meno del prodotto.
Ma voglio arrivare ad un traguardo ben preciso: se io avessi tutti i titoli di kirby in digitale, sapendo che @Kraid li ha tutti in formato fisico, posso essere visto come "suo pari"? Oppure, in quanto forme prettamente immateriali, la collezione di un giocatore "digitale" non ha valore alcuno nonostante gli investimenti economici!?
Parlando delle CE digital, ci sono casi come Sonic Mania che ha visto un'edizione da 89 euro con codice download ed extra (come una replica di Sonic sul Sega Megadrive/Genesis), per poi avere questo prossimo luglio la versione Retail su disco ribattezzata Sonic Mania Plus. Sono eccezioni rare ovviamente, che portano due fasce di utenze sullo stesso livello vista la fisicità dei materiali, ed è questo il punto della discussione. Un collezionista digitale, deve avere obbligatoriamente qualcosa di fisico, per poter affermare di avere una collezione di valore come quella di una fisica? Tante domande è vero, ma lo avevo detto che ve ne sarebbero state differenti e probabilmente ve ne saranno tante altre. Sopratutto, se poniamo sul tavolo della discussione, che il digital potrà diventare la forma di distribuzione primaria per abbattimento dei costi sulle confezioni.
 

Rinocerondine

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Ma voglio arrivare ad un traguardo ben preciso: se io avessi tutti i titoli di kirby in digitale, sapendo che @Kraid li ha tutti in formato fisico, posso essere visto come "suo pari"? Oppure, in quanto forme prettamente immateriali, la collezione di un giocatore "digitale" non ha valore alcuno nonostante gli investimenti economici!?
Il collezionismo è una passione che porta soddisfazione a chi la fa. Se per ipotesi tu ti sentissi soddisfatto anche solo ad avere le versioni digitali, quale sarebbe il problema? :asd:
Ovviamente questo per quanto riguarda il "benessere" dell'individuo, e non la componente commerciale del fenomeno.
 

Manuel89

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Io non riesco a provare gusto nell'avere un'icona a schermo. Reputo il collezionismo il possedere qualcosa di tangibile, da tenere riposto, guardare e riguardare negli anni ed emozionarmi. Cosa che non riesco proprio a fare con un'icona sullo schermo.
Per dire, a Maggio regaleranno MGS 5 su One. Ma non mi separerò mai dalla mia copia sullo scaffale. Perché lì mi sembra quasi di non averlo.
 

Magnvs

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Quando si è collezionisti, capita delle volte di sedersi, guardare i giochi collezionati nell'arco della propria vita, e mettersi a sfogliare i manuali o semplicemente riportare alla luce vari ricordi.
Oggi che siamo nell'era del retail e del digital, ci si trova dinnanzi una serie di quesiti. Entrambi i formati, nella maggioranza dei casi vantano medesime edizioni e prezzi, mentre in altri la versione digital ha un rapporto di prezzo, assai più conveniente.
Quando però parliamo di collezionismo, se da un lato abbiamo la collector's con gadget in formato retail e dell'altra una versione digitale senza aggiunte fisiche, si può parlare di eguaglianza dei valori? Qualcuno potrebbe dirmi, che ho fatto la scoperta dell'acqua calda, visto che la differenza tra le due varianti è la fisicità o meno del prodotto.
Ma voglio arrivare ad un traguardo ben preciso: se io avessi tutti i titoli di kirby in digitale, sapendo che @Kraid li ha tutti in formato fisico, posso essere visto come "suo pari"? Oppure, in quanto forme prettamente immateriali, la collezione di un giocatore "digitale" non ha valore alcuno nonostante gli investimenti economici!?
Parlando delle CE digital, ci sono casi come Sonic Mania che ha visto un'edizione da 89 euro con codice download ed extra (come una replica di Sonic sul Sega Megadrive/Genesis), per poi avere questo prossimo luglio la versione Retail su disco ribattezzata Sonic Mania Plus. Sono eccezioni rare ovviamente, che portano due fasce di utenze sullo stesso livello vista la fisicità dei materiali, ed è questo il punto della discussione. Un collezionista digitale, deve avere obbligatoriamente qualcosa di fisico, per poter affermare di avere una collezione di valore come quella di una fisica? Tante domande è vero, ma lo avevo detto che ve ne sarebbero state differenti e probabilmente ve ne saranno tante altre. Sopratutto, se poniamo sul tavolo della discussione, che il digital potrà diventare la forma di distribuzione primaria per abbattimento dei costi sulle confezioni.
L’equiparazione del valore collezionistico di edizioni fisiche e digitali in ambito videoludico imho porta alla luce un aspetto assai interessante relativo alla natura stessa del collezionismo, cioè la distanza che talora si crea fra la funzione originale di un oggetto e la sua ricontestualizzazione in ottica collezionistica da parte di chi lo valuti secondo variabili quali rarità, stato di conservazione, valore sul mercato, aderenza tematica etc e non solo in base al suo impiego iniziale, nel nostro caso la fruizione del software presente sul supporto. In parte questa contraddizione deriva dalla giovinezza del collezionismo videoludico rispetto ad altri contesti e, se la distanza fra la funzione originale di un oggetto e il suo uso collezionistico si può osservare in molti settori, dalla numismatica alla filatelia passando per ambiti più moderni come le schede telefoniche, l’esempio più utile per chiarire il concetto è forse la bibliofilia.

Al bibliofilo interessato a una vetusta edizione dell’Eneide non interessa sapere che potrebbe trovarne una copia in libreria a pochi euro o consultare l’epica di Virigilio in biblioteca o sul web, dato che la sua attenzione si concentra sull’edizione in sé e sulle sue caratteristiche peculiari. Questo non significa ovviamente che ci sia disinteresse per il contenuto testuale, probabilmente già sviscerato in passato dal nostro collezionista e causa prima del suo interesse, ma che il collezionismo finisce per spostare parte dell’attenzione sull’oggetto, lasciando al contenuto un ruolo spesso tematico.

Posto che ci sono tante sfumature quanti sono i collezionisti, credo si possano individuare due atteggiamenti comuni a molti nell'ambito videoludico. Il primo approccio tende a fondarsi sulla volontà di fruire quanti più titoli possibili all’interno dell’ambito definito dal giocatore, senza un particolare interesse per elementi quali la conservazione, il nuovo, il possedere più edizioni dello stesso titolo, il valore sul mercato etc, e andando anzi a muovere la propria ricerca secondo logiche anarchiche che finiscono per dar vita a raccolte, più che a collezioni con un indirizzo tematico univoco. Inutile dire come questa mentalità sia per natura aperta anche al collezionismo digitale che, funzionalmente, risponde bene alle esigenze sopra descritte. Il secondo approccio, più vicino all'esempio di prima, parte da un interesse per il software ma concede grande spazio all’oggetto in sé e per sé, anche prescindendo dalla qualità prettamente ludica del gioco qualora il titolo ricada nel tema della collezione (hardware, generi o serie, ad esempio). In quest’ottica, la presenza di remaster o riedizioni digitali, per tacere dell’ambito emulazione, non inficia il valore delle edizioni fisiche. Questa mentalità, poi, può avere tanti livelli di radicalità diversi a seconda delle esigenze del collezionista in merito alla conservazione dei pezzi ma, in generale, tende a essere incompatibile con l'ambito digitale, non solo per la mancanza di fisicità ma anche per i timori legati all'impermanenza sul lungo periodo della digital delivery, specie su console, dato che il collezionista spesso ama illudersi in merito all'eternità della propria collezione.

Proprio per via delle grandi differenze che animano questi approcci al collezionismo, credo che un giudizio di valore come quello richiesto in apertura sia assai difficile da elaborare in modo univoco, stante l'ovvio rispetto per i diversi approcci all'argomento.
 
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CapRichard

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Una cosa assolutamente personale. Il valore che noi diamo agli oggetti spesso si discosta molto dal loro valore monetario.

Io sono molto utilitarista nelle mie visioni. I videogiochi sono codice. Non il supporto sul quale sono trasposti per distribuirli alle singole persone .La cosa importante del videogioco è essere fruito sulla sua macchina. Quindi per me può essere su CD, scheda, Hard Disk, nel cloud, o chicchessia, la cosa importante è l'esperienza che deriva da esso, non il suo posto nella mia collezione steam o nello scaffale. Poi io sono uno di quelli che meno le cose occupano spazio e risorse nel mondo reale, meno ho tempi morti nel passare da un gioco all'altro, meglio è. Stesso discorso con i libri, da quando esistono in formato digitale non ho più comprato un pezzo di carta.

Poi io vedo sia il videogioco fisico che quello digitale come una licenza di utilizzo. I giochi fisici hanno la possibilità di trasferibilità della licenza (usato), quelli digitali no. Considerando che io quando compravo giochi fisici non li ridì mai indietro, la differenza per me è pari a 0 anche sotto questo punto di vista.
 

AnérCasval

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Al bibliofilo interessato a una vetusta edizione dell’Eneide non interessa sapere che potrebbe trovarne una copia in libreria a pochi euro o consultare l’epica di Virigilio in biblioteca o sul web, dato che la sua attenzione si concentra sull’edizione in sé e sulle sue caratteristiche peculiari. Questo non significa ovviamente che ci sia disinteresse per il contenuto testuale, probabilmente già sviscerato in passato dal nostro collezionista e causa prima del suo interesse, ma che il collezionismo finisce per spostare parte dell’attenzione sull’oggetto, lasciando al contenuto un ruolo spesso tematico.

Posto che ci sono tante sfumature quanti sono i collezionisti, credo si possano individuare due atteggiamenti comuni a molti nell'ambito videoludico. Il primo approccio tende a fondarsi sulla volontà di fruire quanti più titoli possibili all’interno dell’ambito definito dal giocatore, senza un particolare interesse per elementi quali la conservazione, il nuovo, il possedere più edizioni dello stesso titolo, il valore sul mercato etc, e andando anzi a muovere la propria ricerca secondo logiche anarchiche che finiscono per dar vita a raccolte, più che a collezioni con un indirizzo tematico univoco.
L'esempio e la spiegazione successiva, mettono in risalto una cosa che sin da subito ha suscitato il mio interesse.
Nel primo caso, abbiamo un collezionista legato un titolo o saga specifica, a seguito di una passione nata nell'averli ad esempio giocati nel passato. Pertanto possiamo avere una forma di collezionismo che va oltre l'avere i soli dischi, ma anche merchandise, o perché no anche il recupero di quel che si è perso(restando sempre nella tematica, che tot. individui non possono avere tutto e subito).
Nel secondo, abbiamo il collezionista compulsivo, che si denota sopratutto se consideriamo eventi come i saldi sulle piattaforme digitali. Le quali portano più soggetti ad acquistare e detenere semplicemente in una lista, ciò che magari volevano recuperare, ma che alla fine difficilmente giocheranno.
Anche io su steam, gog ecc.ecc. ho tantissimi giochi recuperati con gli sconti, ma che oltre ad essere serie di titoli che ho anche retail, si dilungano anche verso quei prodotti che retail costano ben più della loro controparte scontata in digital. Dunque, si passa dal voler recuperare e giocare, al prendere tutto e subito senza effettivamente poi dargli spazio. Nel mio caso, per fare degli esempi, ho più titoli che recuperati in digital e giocati ho preso poi anche retail per il gusto di "toccarli con mano". Però, come nel caso del digital, anche il collezionista fisico va incontro alla raccolta compulsiva di titoli, la cui fruizione sarà sicuramente difficile, ma che può dimostrare come un giocatore possa poi finire nel circolo in cui avere quel gioco, pareggia i conti con chi lo ha sin dalla sua uscita ad esempio di 20 anni fa.
Così facendo ho virato il senso della discussione, verso l'appagamento dei desideri dei giocatori, che raccattano senza effettivamente avere o interesse o riuscire a giocare ciò che da tempo cercavano, unicamente per dire "anche io ci sono".
Assurdo, ma non posso esimermi da mettere in conto anche questo tratto del collezionista
 

ilProfessore

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Io sono un collezionista sia fisico che digitale.
Compro i giochi ma poi non ho tempo per giocarli :D
 

Zuprichy

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Io sono un collezionista sia fisico che digitale.
Compro i giochi ma poi non ho tempo per giocarli :D
Malattia assai diffusa

Io non sono un collezionista,dei 300 e passa giochi che ho su xbox (molti regalati col live,non sono ricco ) solo uno è in versione fisica. Per ps4 zero. A me interessa giocare al miglior prezzo possibile e tra condivisione e sconti il dd è il sistema migliore. D'altro canto a volte mi piace ricordare i giochi che ho giocato,ma non mi servono le confezioni sulla mensola per quello, mi scorro la lista degli obiettivi / trofei e penso " Ah quello era figo...anche quello!"


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